Perché oggi? Non lo so, forse per la parola resistenza che esplode ogni anno con più forza ma che in realtà è pratica quotidiana per tante e tanti di noi. Oggi racconto un altro pezzo della mia storia, che inizia a giugno del 2024 quando, senza alcun motivo, decido di farmi le analisi del sangue di controllo visto che non le facevo da due anni: una mattina di giugno come tutte le altre, amo pensare che me l'abbia consigliato Marcuzzo, sono fortunata ad avere un angelo custode. In quelle analisi ci sono dei valori strani, non troppo strani ma sono fortunata perché la mia bravissima dottoressa Marta Monti decide che è meglio approfondire. E così faccio altri esami, che convincono ancora meno, e allora Marta e Roberta decidono di sottoporli ad un onco ematologo. La diagnosi è chiara: mieloma multiplo e sono fortunata perché è un tumore del sangue non troppo invasivo, anche se è trattabile ma non curabile. Sono fortunata perché l'onco ematologo che mi prende in carico all'ospedale Cervello è Fabrizio Accardi, non solo un medico eccezionale ma soprattutto una bellissima persona, un medico che prende in carico non solo la malattia ma anche la persona, una "cura" a 360 gradi. Inizio subito la terapia chemioterapica che però mi dà un effetto collaterale acuto, neuropatia sensitiva a tutti e quattro gli arti. A settembre mi viene un blocco intestinale, ricoverata tre giorni al Civico, e sono fortunata perché in quel pronto soccorso c'è Andrea Zizzo, che si prende cura di me. Ma l'infezione ha ulteriormente infiammato il mio sistema neurologico. Non ho sensibilità ai piedi e alle mani, non riesco più a camminare né a svolgere le normali attività quotidiane con le mani, scrivere, abbottonarmi una camicia, cucinare. E soprattutto non sto in piedi, per cui passo tre mesi in sedia a rotelle. Ma sono fortunata, perché mi rimetto in piedi a dicembre, grazie alla fisioterapia che potenzia i muscoli. Vacillo, inciampo, qualche volta cado, vero Mariangela? Ma sono fortunata, torno in piedi. Le mani non migliorano, non ci sono muscoli da poter potenziare, solo lavoro di motricità fine ma la sensibilità non può tornare. Sono fortunata perché esiste un modo per provare a trattare il mieloma, il trapianto autologo, con le mie cellule staminali. Sono fortunata perché ho poco più di 60 anni e posso fare il trapianto, sono fortunata perché riesco a fine gennaio ad andare a Roma per la specializzazione di Roberta. A febbraio mi ricovero per il trapianto: tre settimane in ospedale in isolamento totale perché mi viene fatta una bomba di chemio che azzera le mie difese immunitarie, quindi non posso vedere nessuno e nessuna da fuori, ma sono fortunata perché va tutto bene. Torno a casa, un altro mese in isolamento con Roberta, e sono fortunata perché ho una figlia meravigliosa. Quando Roberta riparte, i miei amici e le mie amiche organizzano turni per cucinare, annaffiare le mie piante, pulire la sabbietta dei miei gatti. Sono molto fortunata ad avere persone così amorevoli intorno. Peppe soprattutto non mi lascia da sola neanche un giorno. E anche gli amici e le amiche di Marco e Roberta mi fanno sentire amata, e i miei compagni e le mie compagne del lavoro fanno a gara per potermi permettere di tornare al lavoro, la cosa che più desidero. Sono molto fortunata ad avere colleghi e colleghe che ogni giorno si prendono cura di me. Sono molto fortunata perché tutti e tutte, Roberta, Carolina, amiche e amici mi hanno protetta, coccolata, amata moltissimo. Sono fortunata perché parlare con Anna mi ha permesso di esorcizzare la rabbia, la paura, nutrendomi di forza. Sono fortunata perché oggi il mieloma è ancora in remissione, non guarisce ma può stare silente anche per tutta la vita. Sono fortunata perché anche se la neuropatia si è cronicizzata e non tornerò del tutto autonoma come nella mia vita precedente, posso comunque grazie all'aiuto di tanti e tante andare al mare, andare a lavorare e persino ogni tanto fare qualche pezzo di manifestazione. Non scrivo tutto questo per dire che il cancro mi ha cambiata, che sono diventata più buona, che apprezzo la vita di più di prima, perché ho sempre saputo quanto la vita fosse importante. Quanto l'amore fosse importante, l'ho sempre saputo. Scrivo tutto questo perché ho bisogno di affermare quanto io sia fortunata, nonostante tutto. E che questo possa servire a sostenere la consapevolezza di quanto in tanti e tante siamo fortunati e fortunate nel percorso della vita, nonostante tutto.
Ah, un'ultima cosa: a chi quando ha saputo del mieloma mi ha detto "certo, con quello che hai attraversato è normale che il corpo abbia ceduto", sottintendendo che il dolore per Marco abbia in qualche modo inciso nella emersione della malattia, dico NO, Marco semmai mi ha salvata, il suo amore per me ed il mio amore per lui e per Roberta mi ha salvata. E sono enormemente fortunata ad avere avuto Marco nella mia vita.
— Alessandra Notarbartolo